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Torraccia del Piantavigna

Torraccia del Piantavigna è situata a Ghemme, nell’Alto Piemonte, ai piedi del Monte Rosa, una delle più emblematiche montagne italiane. Con una superficie di 38 ettari coltivata a vitigni autoctoni di grande tradizione come il Nebbiolo, la Vespolina ed il vitigno autoctono a bacca bianca come da Disciplinare di Produzione, l’azienda vinifica, affina e imbottiglia, direttamente nelle sue cantine, vini rossi, bianchi e rosati di grande qualità, tra i quali spiccano eccellenze come il Ghemme e il Gattinara D.O.C.G.

Emblema dei costanti e svariati apprezzamenti della critica di settore è il prestigioso “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso, ottenuto per ben 12 anni consecutivi.

Il Ghemme, per avere le caratteristiche che lo rendono così riconosciuto, deve aderire ad un disciplinare che impone una resa massima di 80q ad ettaro, un invecchiamento minimo di 3 anni. La sua esclusività è anche legata al fatto di essere prodotto solo su 50 ettari dei migliori appezzamenti della zona.

Coltivati su un terreno di origine fluvio-alluvionale, relativamente acido e ricco d’argilla, i vigneti beneficiano di un buon drenaggio in quanto localizzati sui pendii collinari e sono curati in modo rigorosamente manuale, così come accade per la vendemmia. La tecnica di diradamento, lasciando un solo grappolo per tralcio, aumenta drasticamente il costo dell’uva, ma è fondamentale per la qualità in quanto favorisce la concentrazione dei sapori e dei profumi. Quest’ultimi sono ulteriormente accentuati dalle condizioni climatiche particolari, con sensibili escursioni termiche diurne-notturne, dovute alle correnti fresche provenienti dalle vicine Alpi.

Il risultato è un vino elegante e complesso, riconosciuto negli anni per la sua ricchezza, la sua struttura e i suoi aromi, in grado mesmerizzare quando è al massimo del suo potenziale, ossia dopo un adeguato invecchiamento.

Il Gattinara è un vino austero e complesso, in grado di comunicare con decisione l’equilibrio tra le sue asperità importanti e le sue note suadenti.

Il terroir del Gattinara D.O.C.G, di solo 100 ettari vitati, è votato alla vigna da oltre 7 secoli.

Il terreno è l’elemento più determinante nel caratterizzare questo vino: infatti sulle colline di Gattinara, ripide, più a ridosso della catena alpina e quindi meno esposte alla corrente fresca del Monterosa, il terreno è di origine vulcanica, quindi, ricchissimo in minerali e con un’acidità pronunciata. In quanto prevalentemente sassoso e poroso, il terreno favorisce un drenaggio idrico molto rapido che può mettere a dura prova la forza della vite, specie durante le stagioni estive molto secche. Ne derivano grappoli con acini più piccoli e con minor capacità di diluizione dell’alto contenuto di tannini presente in queste uve, da cui nasce il carattere relativamente duro del Gattinara.

Grazie a produzioni di crescente qualità, questo vino è ormai saldamente piazzato tra i vini più rappresentativi italiani, sia sul mercato domestico, sia su quello internazionale. Torraccia del Piantavigna ha contribuito in parte alla sua riscoperta e al suo successo producendo millesimi di grande personalità, che gli hanno valso il prestigioso riconoscimento dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

Le uve per il Ramale provengono dai migliori vigneti sulle colline di Ghemme, fuori dall’area D.O.C.G., ma ricevono le stesse cure e attenzioni. Il vino invecchia per almeno 2 anni e sebbene sia destinato ad essere bevuto più giovane del Ghemme e del Gattinara, alcune annate si mantengono per molti anni. È un vino ricco e di corpo, con molto carattere; ha un colore rosso rubino profondo, al naso presenta frutti rossi maturi, viole e note speziate.

Maretta è prodotta con l’eccellente uva Vespolina, una varietà autoctona un tempo molto diffusa in Alto Piemonte e che ora copre meno di 40 ettari, circa 4 dei quali di proprietà di Torraccia del Piantavigna. Il declino di questo vitigno non è legato a una mancanza di carattere ma alla bassa resa e alla buccia sottile, che si danneggia facilmente e tende ad essere attaccata dagli insetti, prevalentemente le vespe, da qui il nome Vespolina. La Maretta, che prende il nome dal vigneto dove è coltivata, è l’espressione più alta della Vespolina invecchiata in legno.

Colline Novaresi si riferisce ad un territorio di origine fluvio-alluvionale situato a Nord del capoluogo di provincia e, in particolare, alla parte orientale compresa tra il fiume Sesia ed il torrente Agogna, nota per la rinomata produzione vinicola.
Ad un’altitudine variabile tra i 200 e i 400 m s.l.m. è stato riconosciuto come denominazione nel 1994 e ospita fin da epoca pre-romanica le coltivazioni di numerose tipologie di vino che oltre al Nebbiolo, includono la Vespolina ed il vitigno autoctono a bacca bianca come da Disciplinare di Produzione.

TORRACCIA DEL PIANTAVIGNA
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